Web: come comunichiamo?

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Web: Ipersocializzazione o solitudine?

Nell’epoca tecnocratica in cui viviamo ci capita spesso di sentirsi dire “Oggi non si socializza più, prima si usciva con gli amici al bar, ci si divertiva, oggi non è più così!”, soprattutto da quelle persone che magari fanno parte di quella che è la “vecchia generazione”, quella precedente alla nostra e all’internet. Ma è realmente così? In realtà, magari controcorrente, si potrebbe parlare di un’epoca in cui regna una dissoluta e smodata “ipersocializzazione”. I messaggi, a volte lunghi come libri, viaggiano attraverso la rete in pochi secondi, permettendo la comunicazione tra persone molto distanti tra loro, sia per iscritto, sia attraverso la voce, sia attraverso le immagini. Internet e i social network ci permettono di essere in constante contatto e aggiornamento con decine, centinaia, migliaia di persone, tant’è che in una chat di gruppo possiamo scrivere contemporaneamente a molti individui riducendo al minimo i tempi di comunicazione. Ma allora come mai vi è questa percezione della realtà? A dire il vero il discorso è molto semplice: non è scomparsa la socializzazione, piuttosto si è dislocata nella vacuità delle reti, perdendo quella dimensione corporea che caratterizzava la socializzazione Ante Web, questo può portare a diversi risvolti, infiniti come infinite sono le persone, tra alcuni possiamo annoverare la possibilità di generare aggregazione di persone unite da un ideale comune e che mantengono comunque un’identità nascosta (come gli Anonymous), oppure decidere di porsi di fronte ad un pubblico in attesa di essere fruiti come fossimo opere d’arte, rendendo reale quel che Warhol profetizzò oltre sessantanni fa:”In the future everyone will be world-famous for 15 minutes.” (“Nel futuro tutti avranno 15 minuti di celebrità.”)

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Il web, con la sua apoteosi della democrazia, permette a tutti di diventare “star”, quel “qualcuno” che fino a pochi decenni fa era raggiungibile solo attraverso i media televisivi e, andando ancora più indietro, attraverso il cinema. Non a caso, oggi, nei programmi tv, quando si parla di blogger e simili, spesso si fa riferimento al numero di follower o di lettori che fanno “numero” sul web, proprio come se si stesse parlando di denaro incorporeo, un bene intangibile, che è indice di interesse e prestigio. Ad esempio, l’intervista fatta a Chiara Ferragni, autrice del fashion blog “The Blond Salad”, dimostra quanto detto poc’anzi.  Il fenomeno degli youtuber, degli influencer e delle web star in genere non è assolutamente casuale, ma piuttosto il naturale frutto di un medium specifico. Si è venuto a creare, col passare del tempo, un mondo virtuale parallelo a quello reale in cui si vive, letteralmente,  privi della pesantezza del corpo. Questo mondo virtuale è tanto uno strumento utile quanto pericoloso, ma non più di una penna o di un pennello. Le persone soffrivano, cedevano alle dipendenze, nella depressione e nella solitudine anche prima del web. Quest’ultimo dovrebbe essere trattato come un grande luogo d’incontro, dove trarre informazioni e spunti sempre nuovi, dando, insomma, una visione positiva del mondo e delle attività umane. In tal senso possiamo scorgerne un fulgido esempio in Kickstarter, che tramite il supporto  proprio di questa velocità di comunicazione e della sua capillarità, permette di far nascere progetti fino a poco tempo fa assolutamente impensabili per persone che non avevano a disposizione dei grossi capitali di partenza. Testimonianza, inoltre, di questa ipersocializzazione sta proprio nel fatto che il web, oggi, tende a sviluppare una forte componente narcisistica, che possiamo notare tutti i giorni sui social network: ogni post è dedicato alla costruzione di un personaggio fittizio, poiché “la realtà percepita è più importante della realtà reale”; mania smodata dei selfy, foto a pranzi, cene, condivisioni di qualsiasi dettaglio più o meno intimo della propria vita che, senza molta coscienza, risulterebbe, nella realtà tangibile, come urlare in piazza cose come: “Devo farmi la doccia!”, “La mia fidanzata mi ha tradito!” o “Guardate il mio cane, com’è bello!”. Inoltre contribuisce all’ispessimento di quelle pressioni sociali che, da un microcosmo sociale, vengono proiettate, come in una nebulosa incandescente e luminosa, nel macrocosmo sociale delle reti: spesso ci si sente “costretti” a fare cose, per reazione a catena a quanto descritto fino ad ora,  giusto per il gusto di non sentirsi da meno rispetto agli altri. Queste meccaniche sociali e comunicative sono alla base di quelle che sono le strategie di marketing sul web.  Facebook, Twitter, Youtube, hanno implementato degli algoritmi che mostrano solo ciò che guardiamo di più, facendoci notare solo la punta dell’iceberg di ciò ci interessa, ci incanalano verso un percorso piuttosto che un altro e nulla è mai lasciato al caso: dai banner laterali ai pop-up, dai video consigliati alle amicizie suggerite. Facebook ha da un anno circa, forse poco più, implementato la possibilità di personale l’immagine del profilo secondo eventi lieti o catastrofici e per quanto ci sia una grossa fetta di persone che sono coscienti di ciò che comunicano, un’altra parte si ritrova a emularli per  far parte del loro gruppo e, quindi, per moda. Internet è, in un certo senso, la materializzazione più concreta dell’iperuranio, un luogo, praticamente, disancorato dalla corporalità della materia e in cui si vivono e generano idee ed astrazioni, con tutto ciò che poi ne può derivare, come ad esempio la spersonalizzazione attuata molto spesso con la forza dell’anonimato, ma ancor più spesso semplicemente dimenticando che dall’altra parte del monitor vi è una persona, perché non ne percepiamo la presenza fisica e ciò porta a relazionarci diversamente da come faremmo normalmente. Il discorso potrebbe continuare all’infinito, ma voi cosa ne pensare? Come percepite il web e il modo con cui ci porta a relazionarci?

Vi invito, inoltre a leggere quest’articolo di Loredana Guercia: Vita da SMM, che parla della vita da social media manager e degli influencer!


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Studente di Graphic design, appassionato in tutto ciò che riguarda la progettazione, soprattutto nel campo della comunicazione grafica e della moda, senza mai dimenticare tutto ciò che concerne il mondo dell'arte e dell'illustrazione.