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Negli ultimi mesi, per caso sono venuta a contatto con qualche niubbo del mestiere, non veri e propri principianti, ma designer anche con diversi anni di esperienza alle spalle, che d’un tratto tra una chiacchiera e l’altra del, di cosa ti occupi di cosa non ti occupi, mi fanno sta sviolinata:

“Eh pure io vorrei fare UX design”.

Convinti che si tratti solo di “fare bei siti” al di fuori degli schemi di WordPress o che significhi “fare applicazioni”.

Tralascerò l’indignazione verso il mio caro amico Marco che dal nulla mi fa: “Tutti sull”ux vi state buttando!?” – ahahaha NO! –

Purtroppo è un affermazione che ha un grande fondo di verità, quasi come i cugini, pertanto ho deciso di iniziare una serie di articoli inerente al mio splendido campo di lavoro che va tanto in voga ultimamente, della serie: se non puoi combatterli, istruiscili.

Dunque partiamo dal principio!

Che cos’è l’UX Design?

Mi chiese teneramente la mia manager sentendo una conversazione tra me e una collega – Si lo so che è grave che il mio superiore non sapesse cosa fosse – “ma che significa UX?”

UX è l’acronimo di User Experience, ovvero l’esperienza utente.

Fortunatamente ormai la maggior parte delle persone sa cosa significa, ma sapere cosa rappresenta non è la stessa cosa di capire veramente i dettagli che lo compongono e farlo funzionare.

E infatti c’è tanta confusione su ciò che effettivamente faccia un progettista UX.

Quello che i progettisti UX fanno è design centrato sull’utente, detto User Centered Design (UCD). Viene anche detto Design thinking, questa pratica include in genere un grande studio del consumatore (Buyer Persona), lo sketch, il wireframing, il design dell’interazione, la progettazione visiva, la prototipazione, il test dell’utente e l’interazione continua sui progetti e sullo sviluppo.

Prima di tutto specifichiamo che UX e UI non sono la stessa cosa, usando una metafora possiamo affermare che l’UX è il viaggio e l’UI è la destinazione.

Con questo non voglio che dire che l’UI non abbia rilevanza, tutt’altro ha una grande importanza, ma senza delle fondamenta UX solide, nessun bottone meravigliosamente concepito salverà mai uno schifo di UX.

L’UX non è una casella della tua Do to list da spuntare, è forma mentis, deve essere integrato in ogni processo aziendale, non è una ricerca iniziale assoluta, non ha mai fine, è un continuo test e analisi di un prodotto.

Si ma, cosa fa uno UX Designer?

Volgarmente parlando, deve essere il più rompipalle di tutto il team, forse anche peggio del Project Manager, non è solo grafica, dimenticatevi gli argomenti tabù col capo: l’UX designer deve sapere precisamente cos’è un prodotto e un idea.

Si ma questa nuovo prodotto come deve monetizzare?

Qual’è l’obbiettivo aziendale?

Quali sono le aspettative?

Chi ci deve lavorare?

E no, almeno che non siate full-stack (rari tipo una mosca bianca) non è mansione dell’UX designer lo sviluppo, e lo sviluppo non è solo mansione del Front-end developer.

Se prendiamo come esempio di prodotto, un applicazione mobile, per una singola applicazione il MINIMO è:

1 UX / UI Designer

2 Front-End developer iOs

1 Front-End developer Android

1 Back-End developer

1 Strategist (ASO)

Quel F***to programmatore!

Tuttavia è specifico compito del Designer, progettare flussi e interfacce che rispecchiano ciò che REALMENTE si può realizzare, quindi è impensabile lavorare a compartimenti stagni!

Si lo so che il rapporto Designer/Sviluppatore è peggio di quello tra cane e gatto, ma c’è bisogno di tanta voglia di fare, bisogna essere pragmatici e avere la mano ferma.

Siamo realisti, non tutti i Front-End sono cristo sceso in terra, tutte quelle bellissime cose che hai visto su Dribbble, non è detto che le sappia fare, quindi c’è bisogno di tanta umiltà da ambo le parti sia di scendere a compromesso che di imparare cose nuove.

Citerò le parole di un esaminatore che ho incontrato:

Si ma quando tu disegni 150, lui dice che si può fare 50, però nella realtà de fatti 100 è realizzabile, cosa fai?

Eh, bella domanda, c’è una sola risposta corretta: CI SI RIMBOCCA LE MANICHE e si fanno ricerche, non importa se “non è di tua competenza”, se non sai, non puoi ribattere, non ti basta dire:  l’ho visto su Dribbble! E devi rassegnarti a incontrare un muro di di mattoni dall’altra parte di chi se può, evita di fare più del dovuto.

Un buon rapporto di collaborazione risolve l’80% dei problemi di sviluppo!

Prima di progettare quella fantastica opzione di mirroring multi schermo, bisogna avere l’umiltà di chiedere a chi lo deve realizzare: “Ma si può fare?”

E non fidarsi mai di una risposta negativa, prima di abbandonare, bisogna fare tante ricerche e assicurarsi che sia veramente irrealizzabile.

Dunque è indipensabile anche sapere fin dal principio, con quali strumenti e linguaggi verrà realizzato il prodotto.

Non devi scriverlo tu il codice, ma è tuo dovere sapere di cosa si sta parlando , per comprendere a pieno cosa è permesso e cosa no.

Codice puro? Un Bootstrap? React? Phonegap?

Tu DEVI saperlo.

Solo avendo tutto il quadro completo si può veramente progettare un buon prodotto ottimizzandone i tempi di sviluppo.

Termina qui l’introduzione generale, il prossimo articolo sarà: UX / UI design, come iniziare?

 


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Filomena Sepe