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giovedì, Luglio 18, 2024
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Le Lattine di Coca-Cola per Parigi 2024: L’Abbraccio che Unisce il Mondo

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Le Olimpiadi di Parigi 2024 sono alle porte, e Coca-Cola ha svelato un nuovo design per le sue lattine in onore dell’evento. Questo innovativo design celebra l’essenza delle Olimpiadi: l’unità e la collaborazione. Utilizzando il simbolo universale dell’abbraccio, Coca-Cola invita il mondo a unirsi nello spirito dei giochi, superando le barriere e abbracciando la diversità.

Un Simbolo di Unità Globale

Il nuovo design di Coca-Cola non è solo esteticamente piacevole, ma carico di significato. Dopo anni di isolamento e distanziamento sociale a causa della pandemia, l’abbraccio rappresenta il ritorno alla normalità, alla comunità e alla connessione umana. Le lattine, quando affiancate, formano un abbraccio, simbolizzando come l’unione e la vicinanza possano creare qualcosa di straordinario.

Una Campagna Pubblicitaria Che Tocca il Cuore

Oltre alle nuove lattine, Coca-Cola ha lanciato una campagna pubblicitaria che esprime perfettamente il messaggio di unità. Protagoniste dello spot sono le campionesse olimpiche di nuoto Tatjana Schoenmaker, Lilly King, Annie Lazor e Kaylene Corbett. Nonostante la loro rivalità sportiva, lo spot le mostra unite in un abbraccio caloroso, celebrando lo spirito inclusivo e di supporto delle Olimpiadi.

Lo spot mostra Tatjana Schoenmaker che avvista Lilly King, Kaylene Corbett e Annie Lazor e si avvicina per abbracciarle. Questo gesto ispira una spettatrice tra il pubblico a fare lo stesso con un venditore sugli spalti, scatenando un effetto a catena di abbracci in tutto lo stadio, nelle strade di Parigi e nel mondo. Il video si conclude con due astronauti che si abbracciano nello spazio, unendo simbolicamente il mondo intero.

Design Innovativo e Artisti Talentuosi

Coca-Cola ha collaborato con artisti francesi di talento come Laura Normand, Aurélia Durand e Bruno Mangyoku per creare tre design unici. Ogni artista ha interpretato l’abbraccio in modo diverso, dando vita a lattine che, affiancate, formano un abbraccio completo. Questo design non solo celebra le Olimpiadi, ma incoraggia anche la condivisione e la connessione tra le persone.

Un Progetto di WPP Open X e Ogilvy

La campagna, parte della collaborazione di lunga data tra Coca-Cola e il Movimento Olimpico, è stata sviluppata da WPP Open X e guidata da Ogilvy. Questo team ha saputo catturare l’essenza delle Olimpiadi e il messaggio di unità e inclusività, creando una campagna che non solo celebra l’evento sportivo, ma ispira anche un sentimento di connessione globale. Le storie dietro i design saranno amplificate attraverso OOH, social media e punti vendita in tutto il paese.

“Ciascuno di noi ha la propria storia,” dice Islam ElDessouky di The Coca-Cola Company. “Le nostre differenze sono ciò che ci rende unici, ma quando ci uniamo, è lì che avviene la vera magia. Abbiamo voluto incarnare questo spirito in tutti i punti di contatto della nostra esperienza e fare dell’abbraccio di Coca-Cola il simbolo per Parigi 2024, elevando i nostri contenuti in modi dinamici e coinvolgenti che risuonano con i fan in visita nella città e oltre.”

Come presentare il tuo concept in maniera efficace

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Nel mondo del design, presentare un concept a un cliente è un momento cruciale. Non si tratta solo di mostrare il proprio lavoro, ma anche di comunicare efficacemente la visione, la strategia e i dettagli del progetto. Ecco una guida passo passo per garantire che il cliente comprenda e apprezzi il valore del tuo lavoro, basata su consigli ed esperienze di esperti del settore.

1. Cattura l’attenzione fin dall’inizio

  • Elemento visivo forte: Inizia con un’immagine o un mockup che rappresenti l’essenza del progetto. Deve essere visivamente accattivante e rappresentativo del tuo lavoro.
  • Titoli accattivanti: Usa titoli chiari e coinvolgenti per delineare l’obiettivo del progetto.
  • Introduzione incisiva: Fornisci una breve introduzione che chiarisca immediatamente gli obiettivi del progetto.

2. Racconta una storia

  • Struttura narrativa: Inizia presentando il problema, spiegane l’importanza e poi introduci la tua soluzione. Questo approccio aiuta a coinvolgere il cliente e mostra il pensiero strategico dietro il design.
  • Empatia: Dimostra di comprendere le sfide e le esigenze del cliente, creando una connessione emotiva.

3. Mostra il prodotto finale

  • Anteprima: Prima di entrare nei dettagli, fornisci una visione chiara del prodotto finale attraverso mockup o prototipi. Questo aiuta il cliente a visualizzare immediatamente il risultato.

4. Usa dati visivi

  • Rappresentazioni grafiche: Utilizza grafici, infografiche e diagrammi per presentare i dati in modo chiaro e comprensibile. Strumenti come Google Survey o Figma possono essere utili per creare questi elementi visivi.
  • Professionalità: I dati visivi aggiungono un tocco professionale alla tua presentazione e rendono le informazioni più accessibili.

5. Racconta il processo

  • Design thinking: Spiega il processo che ti ha portato alla soluzione finale. Descrivi le fasi del tuo lavoro, gli strumenti e i metodi utilizzati.
  • Ispirazione: Condividi le fonti di ispirazione e il flusso di coscienza che ha guidato le tue scelte di design.

6. Incorpora feedback e test

  • Usabilità: Parla dei test di usabilità e delle interviste agli utenti. Mostra come il feedback ha influenzato il tuo lavoro.
  • Ricerche reali: Dimostra che il tuo design è basato su dati reali e tiene conto delle esigenze degli utenti finali.

7. Sii preparato a riflettere e adattarti

  • Apprendimento continuo: Ogni progetto offre opportunità di apprendimento. Mostra che sei capace di riflettere sui feedback e di adattare il tuo lavoro di conseguenza.

8. Usa la creatività per mantenere l’attenzione

  • Elementi visivi: Incorpora immagini accattivanti, utilizza il colore e gioca con la tipografia per rendere la presentazione dinamica e interessante.
  • Varietà: Alterna tra diversi tipi di contenuti per mantenere l’interesse del cliente.

9. Presenta soluzioni, non solo design

  • Problem-solving: Oltre a mostrare il design, spiega come esso risolve specifici problemi del cliente o soddisfa le esigenze degli utenti.
  • Valore aggiunto: Identifica e risolvi criticità nascoste, dimostrando che il tuo design supera le aspettative del cliente.

10. Concludi con una call to action

  • Chiamata all’azione: Termina la presentazione con una chiara indicazione di cosa deve succedere dopo, che sia avanzare alla fase successiva del progetto, discutere dettagli finanziari o raccogliere ulteriori feedback.

Presentare un concept di design in modo efficace richiede competenze specifiche che vanno oltre il semplice mostrare il proprio lavoro. Richiede narrazione, pensiero critico, uso efficace dei dati, riflessione e, soprattutto, una profonda comprensione del cliente e del suo pubblico. Seguendo questi passi, riuscirai a creare una presentazione che non solo impressionerà il cliente, ma che risuonerà profondamente, convincendolo della validità della tua soluzione.

“Optic”

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Pubblicato da Counter-Print
Optic: effetti ottici nel design grafico

“Optic” esplora il ponte tra l’arte Op degli anni ‘60 e il design grafico contemporaneo. dinamismo, energia e vitalità si fondono nelle pagine di questo viaggio ottico, rivelando sperimentazioni ed esiti inaspettati. Un’avventura attraverso 200 pagine di effetti ottici che hanno modellato il linguaggio del design. “Optic”: il tuo invito a distinguere, imparare e innovare nel design grafico.

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Perché le illusioni ottiche affascinano tanto i designer grafici? Questi effetti sono spesso presenti in amati design di libri, packaging e branding in tutto il mondo. Nel suo ultimo libro, intitolato “Optic”, Counter-Print si immerge a capofitto in questo affascinante ambito dell’arte e del design.

Scritto da Katy Cowan il 13 luglio 2023, “Optic” è una lettura imprescindibile per ogni creativo attento che desidera approfondire la conoscenza dell’Op Art di metà anni ’60 e il suo impatto continuativo sul linguaggio del design grafico, forse più di qualsiasi altro movimento.

Ricco di ispirazione, il libro copre tutto, dalle strutture periodiche e sistemi interrotti al rilievo, dagli oggetti impossibili alla diffusione e all’illusione isometrica. Ogni sezione rivela le forme uniche e le tecniche che i designer di talento impiegano per creare immagini mozzafiato.

Come ci si aspetta da Counter-Print, il libro è un vero e proprio banchetto di intuizioni, contenendo interviste con artisti e studi di primo piano come Abby Haddican, Daughter, Toko, Classmate, Mainstudio, Manifiesto, Study LLC., Burrow e Parker Studio, tutti pronti a condividere di più sulle loro carriere e sull’uso delle illusioni ottiche nel loro lavoro.

“Le illusioni ottiche possiedono un’attrazione magnetica per i creativi, e non c’è da meravigliarsi,” spiega Jon Dowling, co-fondatore di Counter-Print. “Prendiamo, ad esempio, il Woolmark, un uso esemplare ed elegante dell’Op Art nel design grafico, ideato dal designer italiano Franco Grignani e lanciato in Gran Bretagna nel 1964. Questa creazione iconica esemplifica il potere affascinante delle illusioni ottiche.

“Andando più a fondo nell’epoca, troviamo numerosi design con una forte influenza Op, come l’identità delle Olimpiadi di Messico 1968 di Lance Wyman e il logo dei Giochi di Monaco 1972 di Otl Aicher. Questi design dimostrano vividamente come l’Op Art abbia ispirato e modellato il design grafico, lasciando un segno indelebile nelle menti creative.”

“Optic” segue i popolari titoli “Big Type” e “Mascot” di Counter-Print, rilasciati l’anno scorso, dove l’editore esamina a fondo un tema unico nel regno del design grafico e dell’illustrazione. “Ci piace molto esplorare temi che non solo stimolano la nostra curiosità ma risuonano anche con l’output visivo dei designer,” racconta Jon a Creative Boom.

Un tema ricorrente in “Optic” che spicca è l’importanza del bianco e nero nella creazione di effetti ottici. “È evidente che storicamente, molte opere ben note nell’ambito dell’arte ottica sono state create prevalentemente in bianco e nero. Lo stesso vale oggi, e ci sono due ragioni principali dietro questa scelta,” afferma Jon. “In primo luogo, il solo bianco e nero hanno il potenziale per ottenere un’ampia gamma di effetti ottici. Escludendo il colore, gli artisti possono concentrarsi sulla manipolazione dei toni e dei contrasti per produrre le illusioni visive desiderate. Rimuovere le complessità associate al colore permette un’esplorazione più diretta del fenomeno ottico in gioco.

“In secondo luogo, il contrasto tra bianco e nero porta con sé un’intrinseca drammaticità e dinamismo. Possiede un impatto visivo che supera l’uso del colore. Questo contrasto elevato aiuta a rendere le forme distinte e ben definite, cruciale per che certi effetti ottici vengano efficacemente trasmessi.”

Ci sono molti altri esempi all’interno di “Optic” che dimostrano l’influenza continua dell’Op Art sul design contemporaneo. Un caso è il lavoro di Underline per Halo, un birrificio e taproom che è stato piuttosto avventuroso nel suo branding.

“Il lavoro di Underline per Halo prende le ricette tradizionali di stili di birra rari e sperimenta con gli ingredienti, quindi l’uso dell’illusione ottica e la sua natura sperimentale sono molto appropriati,” dice Jon. “I designer sono stati ispirati dall’obiettivo di distinguere Halo dagli altri birrifici artigianali creando un sistema di marca e etichette che sfidano il linguaggio visivo comune nell’industria. Volevano catturare la natura avventurosa e non convenzionale del birrificio attraverso i loro design. Penso che l’Op Art, in questo contesto, funzioni molto bene per trasmettere il messaggio del marchio.”

“Naturalmente,” ammette Jon, “è sempre difficile selezionare un singolo lavoro quando si compilano libri come questi, e ci sono molti altri esempi che i designer troveranno utili e coinvolgenti. Spero che il lettore possa percepire l’ampiezza delle possibilità che l’illusione ottica può portare al loro lavoro,” aggiunge Jon.

“In definitiva, speriamo che i designer acquisiscano una comprensione e un’apprezzamento della ricca storia e dell’influenza dell’Op Art nel design grafico. Questo libro mira a esaminare gli effetti ottici presenti nel design grafico moderno, distinguendo le varie forme e mostrando come l’Op Art abbia iniettato dinamismo, energia e vitalità nel linguaggio del design grafico. Alla fine, speriamo che i designer traggano ispirazione e un più profondo apprezzamento per l’influenza dell’Op Art.”

Bob Noorda: Pioniere della Segnaletica Urbana e del Branding Aziendale

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Bob Noorda, nato nei Paesi Bassi nel 1927, è considerato uno dei graphic designer più innovativi e carismatici del Novecento. Trasferitosi a Milano negli anni ’50, Noorda ha rivoluzionato il design della segnaletica urbana e il branding aziendale, diventando un’icona del design. I suoi lavori rappresentano mezzo secolo di storia del graphic design, passando dal concetto di grafica funzionale alla nascita dell’idea di “immagine coordinata”. Quest’ultima, creata per la prima volta da Noorda per la Metropolitana di Milano, era una nozione rivoluzionaria per gli anni Cinquanta, oggi considerata scontata.

Grazie a Noorda, l’Italia del secondo dopoguerra si aprì a nuove sperimentazioni grafiche, abbandonando il clima artistico e mondano della prima metà del secolo. Come racconta lo stesso Noorda, quando arrivò a Milano nel 1956, gli industriali e gli impresari affidavano ancora le campagne pubblicitarie a illustratori e pittori, legando la pubblicità alla figura dell’artista piuttosto che al concetto di brand identity. Noorda si era diplomato nel 1950 ad Amsterdam presso l’Ivkno (Instituut voor Kunstnijverheidsonderwijs, oggi noto come Academie Gerrit Rietveld), ricevendo una formazione funzionalista ispirata ai principi della Bauhaus e del Costruttivismo. Questo background architettonico lo spinse a trasportare i ragionamenti logico-razionali della progettazione di un edificio nel settore della grafica, privilegiando la funzionalità e l’eliminazione di elementi superflui. Questo processo creativo si adattava perfettamente allo sviluppo dell’immagine coordinata, che Noorda definiva come “un misto di architettura, interni, design e pubblicità”.

Durante il suo soggiorno in Italia, Noorda collaborò con altri importanti graphic designer italiani del periodo, come Bruno Munari. Nel 1961 iniziò a lavorare come art director per Pirelli e come consulente artistico per La Rinascente. Nel 1965, fondò l’Unimark International a Chicago insieme a Ralph Eckerstrom, Massimo Vignelli, James Fogelman, Wally Gutches, Larry Klein e Robert Moldafsky.

Noorda sviluppò progetti grafici per alcune delle più importanti aziende italiane, come Feltrinelli, Mondadori, e Touring Club Italiano (nel campo dell’editoria), Eni, Pirelli e Barilla (per la grande distribuzione organizzata), Coop, La Rinascente, Upim e Agip. Oltre all’immagine coordinata per la Metropolitana di Milano, realizzò progetti anche per le metropolitane di New York e San Paolo.

Noorda applicò la stessa filosofia nella creazione di loghi e identità visive per noti brand italiani come Mondadori, Agip, ENEL e COOP, trasformando i loro marchi in simboli chiari e memorabili che comunicano efficacemente i valori aziendali. Nei suoi lavori, riuscì a combinare il rigore tradizionale della cultura olandese con la fantasia e la creatività italiana, ottenendo un perfetto equilibrio tra forma e funzione in una visione laica della grafica contemporanea.

Noorda ha sempre mantenuto una visione di libertà nel suo lavoro, considerandosi un freelance anche nei ruoli istituzionali, come quando era art director per Pirelli. Questa indipendenza gli ha permesso di esplorare e innovare senza vincoli, portando a soluzioni di design che servono chiaramente il loro scopo e migliorano la vita quotidiana.

Un esempio emblematico del suo lavoro è il manifesto Pirelli per lo pneumatico Rolle del 1959. Qui, il nome “Rolle” è riportato in grigio nella parte superiore e messo in evidenza da caratteri cubitali. Lo pneumatico, rappresentato da uno spesso copertone nero, ha un cerchione composto dal marchio Pirelli che, colorato, si ripete e ruota attorno a un invisibile perno centrale, catturando l’occhio dello spettatore. Questo elemento grafico, moltiplicandosi in infinite dilatazioni spazio-temporali, conferisce all’immagine l’idea del movimento.

 

 

Massimo Vignelli: “If you can design one thing, you can design everything”

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Massimo Vignelli, esponente di spicco del design italiano a New York, ha saputo combinare il rigore del modernismo grafico europeo con l’abilità tecnica del design americano. Nato nel 1931, Vignelli ha studiato all’Accademia di Brera di Milano e alla Facoltà di Architettura di Venezia, laureandosi nel 1957.

Durante gli anni universitari, Vignelli ha iniziato a dedicarsi alla progettazione grafica di giornali, libri e packaging, distaccandosi progressivamente dall’architettura. Come egli stesso afferma in “Vignelli: from A to Z”, “il processo architettonico era troppo lento in confronto alla velocità del processo di progettazione” grafica. Questo lo spinse a concentrarsi maggiormente sul design, pur mantenendo un forte legame con l’architettura, una passione che ha coltivato per tutta la vita.

Dopo la laurea, Vignelli iniziò a insegnare design all’Illinois Institute of Technology di Chicago. Negli anni Sessanta, insegnò all’Umanitaria di Milano e all’Istituto per il Disegno Industriale di Venezia. Durante questo periodo, Vignelli acquisì rilevanza internazionale: disegnò i manifesti per la XXXI e la XXXII Biennale di Venezia, le copertine per la Biblioteca Sansoni (1963) e rinnovò l’immagine del Piccolo Teatro di Milano (1964). Nel 1965 partecipò alla fondazione dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale) e fu membro del Gruppo di Studio dell’International Council of Societies of Industrial Design. Negli stessi anni, co-fondò l’Unimark International Corporation e divenne responsabile della sede di New York. Nel 1972, fondò con la moglie Lella la Vignelli Associates a New York. I suoi lavori sono esposti nelle collezioni permanenti di importanti musei come il MoMA e il Metropolitan di New York.

Durante la sua carriera, Vignelli si è occupato principalmente di corporate identity, allestimenti interni, design del prodotto e packaging, mostrando una grande versatilità nello sviluppo progettuale. Uno dei suoi principi fondamentali era: “Design is one – it is not many different ones.” Secondo Vignelli, il design è un’unica disciplina declinabile in vari ambiti, richiedendo lo stesso tipo di metodo progettuale.

Tra i suoi lavori più celebri, si possono citare il marchio ideato per l’American Airlines (1967) e la mappa della metropolitana di New York (1966) e Washington (1968). Dal 1966, Vignelli si dedicò alla corporate identity della Knoll, creando biglietti da visita, brochure, flyer, adesivi e annunci pubblicitari. Il suo lavoro per Knoll si distingue per la semplificazione visiva, il rigore geometrico e l’uso di caratteri tipografici autorevoli come l’Helvetica.

Vignelli sosteneva che “i manifesti mantengono il loro valore come elemento vitale dell’identità aziendale nonostante la proliferazione di altri media.” Un esempio è il manifesto per Knoll International del 1967, che utilizza colori primari sottrattivi e il logotipo Knoll in lettere cubitali sovrapposte. Questo manifesto dimostra la capacità di Vignelli di creare immagini intriganti e accattivanti con pochi colori, caratteri tipografici e un uso sapiente dello spazio. Sul retro del manifesto, l’intera collezione Knoll è visibile solo a poster ripiegato, mostrando un attento studio della griglia spaziale, chiara e organizzata. In tutto il manifesto, il logotipo aziendale in Helvetica bold colorato comunica splendidamente il potere e l’eleganza del marchio Knoll.

 

Rovagnati Svela il Nuovo Logo: moderno ma con richiami alle sue radici

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Il rinomato produttore italiano di salumi, Rovagnati, ha recentemente presentato al mondo la sua nuova identità visiva, culminando in un logo completamente rinnovato che simboleggia l’evoluzione del brand ma richiamando nella tipografia della R il marchio originale. Questo aggiornamento di immagine è frutto di un intenso anno di lavoro, che ha visto la collaborazione tra il team interfunzionale di Rovagnati e il team creativo di Connexia, una realtà leader nel settore del marketing e della comunicazione parte della MarTech Company Retex.

Dettagli del Nuovo Logo

Il cuore del redesign è focalizzato sulla lettera “R”, elemento centrale del logo che si trasforma mantenendo un legame visivo con il marchio originale del 1970. Il nuovo carattere tipografico adottato per il logo presenta linee curve e regolari, progettate per evocare la storia dell azienda Rovagnati e per conferire un aspetto più moderno e accessibile. La scelta di mantenere la “R” come elemento distintivo rispecchia una continuità visiva, pur introducendo un’interpretazione più fresca e attuale.

Il colore gioca un ruolo cruciale nella nuova identità, con l’adozione dei toni della bandiera italiana — verde, bianco e rosso — che abbracciano il nome del brand. Questa scelta non solo rafforza l’italianità del marchio, ma aumenta anche l’immediatezza visiva del logo, rendendolo più accattivante e riconoscibile su diverse piattaforme e supporti.

Il Processo Creativo e l’Innovazione nel Design

Il processo di redesign è stato guidato da una stretta collaborazione tra il team di design interno di Rovagnati e il team creativo di Connexia. Il progetto ha richiesto un approccio interdisciplinare, coinvolgendo esperti di brand identity, designer grafici, e specialisti in strategie di marketing. Questa sinergia ha permesso di esplorare diverse direzioni creative, assicurando che il nuovo logo non solo rispecchiasse l’identità storica di Rovagnati, ma anche le sue ambizioni future.

L’obiettivo era creare un logo che trasmettesse i valori di qualità, tradizione e sostenibilità, elementi fondamentali per Rovagnati. Il nuovo pay-off, “Il Buono fatto Bene”, sottolinea questi valori, con un focus particolare sulla qualità superiore dei prodotti e sulla produzione sostenibile. Questo messaggio è ora visivamente rappresentato nel design del logo, che unisce estetica e etica in un unico simbolo potente.

Implicazioni per il Branding e la Comunicazione

La nuova identità visiva di Rovagnati non è solo un cambiamento grafico, ma rappresenta un rinnovato impegno verso la sostenibilità e l’espansione internazionale. Il Managing Director e Board Member Gabriele Rusconi ha sottolineato come il nuovo logo faciliti la comunicazione di questi obiettivi, migliorando la percezione del brand sui mercati globali e rafforzando la sua presenza nei punti vendita e nei canali digitali.

L’aggiornamento del logo sarà implementato gradualmente su tutti i touchpoint del brand, dai packaging ai materiali promozionali e online, segnando una nuova era nella storia di Rovagnati, con un occhio sempre attento alle origini italiane e uno sguardo deciso verso le nuove sfide del mercato globale.

Il nuovo logo di Rovagnati rappresenta una fusione perfetta di tradizione e innovazione, consolidando l’immagine di un’azienda che continua a crescere e a innovarsi, senza mai dimenticare le radici che l’hanno resa famosa. Questo restyling non solo rafforza la sua identità di marca ma segna anche un passo significativo verso un futuro sostenibile e internazionale, dimostrando come il design possa essere al servizio di strategie aziendali più ampie e complesse.

 

 

font del giorno: Kate

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Kate, di Jérémie Gauthier, è un elegante carattere serif ispirato al mondo del lusso. Il carattere tipografico Kate include 3 pesi di carattere, legature fantastiche, numeri e molte alternative.
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Canva Acquisisce Affinity

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In un annuncio che ha colto di sorpresa il mondo del design digitale, Canva ha rivelato la sua recente acquisizione di Affinity, la suite di software di design professionale nota per la sua potente suite creativa dedicata a editing fotografico, illustrazione, graphic design e impaginazione da sempre la scelta di milioni di utenti che non volevono sottostare al modello di abbonamento di casa ADOBE. Mentre la notizia segna un momento significativo nell’ambizione di Canva di diventare la piattaforma di comunicazione visiva all-in-one per ogni tipo di designer, ha anche sollevato onde di scetticismo tra gli utenti fedeli di Affinity.

La Visione di Canva

Cliff Obrecht, co-fondatore e COO di Canva, ha espresso entusiasmo riguardo all’acquisizione, sottolineando l’importanza di questa mossa per la visione futura dell’azienda. ”

La comunicazione visiva è ormai onnipresente sul posto di lavoro e investire in strategie che migliorano le nostre offerte B2B è fondamentale per il futuro della nostra attività,

” ha affermato Obrecht. Sottolineando l’obiettivo di Canva di democratizzare il design, ha aggiunto, “Dalle vendite al marketing, dal marchio ai team creativi, la necessità di creare contenuti visivi efficaci e coinvolgenti è costantemente in aumento.”

Canva, già un colosso nel campo della comunicazione visiva, con oltre 175 milioni di utenti in tutto il mondo, ha fatto il grande passo per integrare le capacità di design professionale di Affinity, riconosciute e premiate globalmente, con la sua piattaforma. Questa mossa è vista come un tentativo di espandere il suo raggio d’azione non solo tra i designer amatoriali ma anche tra quelli professionali, cercando di offrire una gamma completa di strumenti che soddisfino le esigenze di tutti.

Ashley Hewson, CEO di Affinity, ha condiviso l’entusiasmo per l’acquisizione, sottolineando come l‘unione con Canva apra a nuove possibilità e orizzonti per i prodotti Affinity, grazie alle risorse aggiuntive e alla visione condivisa di democratizzare il design. Tuttavia, nonostante l’ottimismo ufficiale, la reazione della community non è stata univocamente positiva.

Il Dubbio degli Utenti

La notizia ha scatenato preoccupazioni tra gli utenti di lunga data di Affinity, in particolare riguardo alla possibilità che l’acquisizione porti a un cambiamento nel modello di business, da un acquisto una tantum a un abbonamento ricorrente. Questa potenziale mossa ha sollevato questioni sulla sostenibilità e l’accessibilità degli strumenti di design professionale.

dal forum di affinity, LunchMoney_Matt, un membro della community, esprime il proprio disappunto per non aver ricevuto la notizia direttamente dall’azienda e critica “tutto quello che ha fatto (di male NDA)” Canva all’industria del design. Pur riconoscendo le potenziali implicazioni positive dell’acquisizione nel dare a Adobe una competizione significativa, teme l’introduzione di un modello basato su abbonamento e un possibile aumento dei prezzi.

Un altro utente, obscuremetaphor, riflette una preoccupazione simile, suggerendo che un passaggio a un modello di abbonamento li spingerebbe a tornare ad Adobe, percependo tale mossa come un “chiodo sulla bara” per l’indipendenza che Affinity ha rappresentato finora.

Tra i numerosi post espressi in segno di dissenso, emerge una preoccupazione comune tra gli utilizzatori della suite Affinity: la netta riluttanza a passare a un modello di abbonamento. Attualmente, con la versione in vigore di Affinity, non ci sono motivi immediati per temere un tale cambiamento, come stabilito nei termini di acquisto della attuale licenza; tuttavia, è possibile che a partire dalla versione 3, il modello di business di Affinity possa subire delle modifiche.

Analisi e Prospettive Future

L’acquisizione di Affinity da parte di Canva rappresenta indubbiamente un punto di svolta nell’industria del design, con il potenziale per riscrivere le regole del gioco e a diventare un vero e proprio antagonista di ADOBE. Mentre Canva punta a espandere il suo arsenale di strumenti per abbracciare una più ampia varietà di utenti, compresi quelli professionali, la preoccupazione principale tra la community di Affinity riguarda la preservazione dei valori che hanno reso la piattaforma tanto apprezzata: accessibilità, qualità e un modello di pagamento equo.

In un settore in rapida evoluzione, dove la comunicazione visiva diventa sempre più centrale, la fusione tra Canva e Affinity potrebbe offrire opportunità senza precedenti per i designer di ogni livello.

La mia speranza, in qualità di utilizzatore della suite Affinity, è che le direzioni di Canva e Affinity prestino attenzione e diano risposte concrete alle preoccupazioni sollevate dalla loro base di utenti. È fondamentale che le novità introdotte nel futuro non si limitino a espandere le funzionalità offerte, ma si impegnino altresì a preservare quei principi di accessibilità e convenienza economica che hanno contribuito al successo di queste piattaforme fino ad oggi. Questo aspetto assume un’importanza cruciale considerando l’utilità e la versatilità di un prodotto crossmediale come Affinity, che garantisce un alto livello di professionalità sia su computer che su dispositivi mobili, quali l’iPad. La capacità di lavorare con efficienza in mobilità, sfruttando lo stesso strumento sia in ufficio che in viaggio, rappresenta una libertà che molti utenti, me incluso, hanno imparato a valorizzare e considerare indispensabile. La flessibilità e l’efficacia di Affinity in contesti diversi ne hanno sancito il valore per una vasta gamma di professionisti, e non credo di essere l’unico a sperare che queste caratteristiche rimangano invariate, consentendoci di continuare a usufruire del software con la stessa grande libertà e mobilità a cui siamo abituati.

l’acquisizione di Affinity da parte di Canva rappresenta un momento di notevole interesse per il settore del software di design, offrendo una potenziale alternativa all’egemonia di Adobe. L’introduzione di Canva tra gli strumenti creativi a disposizione evidenzia una tendenza verso soluzioni più flessibili e accessibili, una caratteristica che Canva ha dimostrato di possedere in misura maggiore rispetto a Adobe Express. Tuttavia, mentre Canva si distingue per la sua semplicità d’uso e l’approccio intuitivo al design, manca degli strumenti di progettazione avanzata che caratterizzano invece Affinity.

L’ipotesi di future integrazioni tra Canva e Affinity, soprattutto in relazione ai flussi di lavoro aziendali, solleva questioni interessanti. Canva, per quanto efficace come piattaforma di design web, non ha ancora raggiunto il livello di professionalità nei suoi strumenti di progettazione offerti da Affinity. D’altra parte, Affinity, pur essendo rinomato per la precisione dei suoi software di design, non offre servizi cloud o strumenti collaborativi, punti di forza di Canva.

La possibilità che queste due entità possano unirsi per creare un insieme di strumenti che combinano qualità professionale e collaborazione apre a riflessioni sulle potenziali evoluzioni del settore. Una tale fusione potrebbe offrire ai professionisti del design una gamma di opzioni più ampia, coniugando la precisione tecnica di Affinity e la flessibilità collaborativa di Canva. Ovviamente Restano da valutare le implicazioni di questa integrazione, sia in termini di accessibilità sia di adattabilità ai diversi flussi di lavoro, con la speranza che il risultato finale sia benefico per la comunità di utenti e professionisti del settore.