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Dopo il corso di Typography & Calligraphy: The Font Design continua il nostro viaggio nel mondo della formazione IED. Oggi parliamo del Corso Biennale in Grafica per la Comunicazione, un corso serale il cui programma di studio consente di gestire tutte le fasi di produzione dell’elaborato grafico legato alla comunicazione, dallo studio di un’identità visiva per arrivare alla progettazione editoriale.

Per parlarci di questo corso ho deciso di coinvolgere due ex studenti, ovvero Roberto Cateni e Simone Morandi, entrambi neo diplomati proprio a IED Firenze. Durante la conversazione abbiamo parlato non solo di come è strutturato il corso ma anche da quali materie e quali progetti sono stati più coinvolti.

Ciao Roberto e Simone! Grazie per la vostra disponibilità. Parto dal chiedervi: qual è la vostra esperienza pregressa e di cosa vi occupate?

R: Lavoro in uno studio creativo di Firenze. Vengo da una scuola di design di Perugia e dopo questa scuola, avendo fatto Interior Design, sentivo la necessità di specializzarmi nella comunicazione di un prodotto. Cercando online ho trovato i corsi IED e, frequentando i vari Open Day, ho deciso che era la soluzione perfetta sia per la fascia oraria (essendo la scuola serale) sia per la parte teorica.
S: Io mi sono abilitato in architettura un paio di anni fa, ho iniziato a lavorare da subito in uno studio di ingegneria ma ho sempre avuto la voglia di specializzarmi nella grafica. IED mi dava la possibilità di studiare e lavorare contemporaneamente quindi l’ho scelta per questo motivo. Lavorare e studiare non è mai semplice, ma la passione che mi lega a questa disciplina mi ha fatto superare qualsiasi ostacolo.

Il corso è di due anni, quindi avrete affrontato molti progetti e materie. Quali sono quelle che vi hanno segnato durante il vostro percorso?

R: Sicuramente metodologia progettuale con il prof. D’Angelo, che ci ha insegnato a costruire un progetto con una metodologia efficace, dandogli una forma coerente abituandoci a lavorare fuori dalla comfort zone. Questo perché ci ha posto dei paletti durante i progetti per simulare quelli di un potenziale cliente. Anche la materia del prof. Rovai, dove abbiamo costruito tutto il progetto legato al corso (l’immagine coordinata per una rassegna teatrale). Questo è il progetto che mi ha fatto crescere sia professionalmente che umanamente. Da menzionare necessariamente anche per la prof.ssa Pellegrini, dove abbiamo sviluppato sia Packaging che Label Design di un progetto. Mi fermo qui ma la lista sarebbe lunghissima!
S: Mi ci ritrovo molto con quello che ha detto Roberto, ma non posso non citare la prof.ssa Ottina con il suo corso di Storia e Principi di Design. Tutti i professori sono mostri di bravura ed io che ho fatto architettura mi ci son trovato benissimo perché nessuno dei professori ti impone una scelta, ognuno di loro ti spiega il motivo di quella scelta e condivide con te le ragioni. A volte ti fanno arrivare alla soluzione migliore del progetto senza dirti nulla, il che rende l’approccio davvero pazzesco. Il corso tira fuori il grafico che è in te e tutte le tue potenzialità.

La classe invece? Qual è stato il rapporto con i vostri colleghi?

S: Bellissimo! Trovare persone che si occupano di settori completamente diversi dal tuo è stato molto stimolante! La fase di crescita avviene proprio ritrovandosi con delle persone che non la pensano come te e ogni revisione congiunta di un progetto diventa un momento di crescita per tutti, infatti durante questo corso ho visto non solo la mia crescita ma anche quella di tutti i miei colleghi.
R: Verissimo, ci siamo ritrovati con ragazzi di 21, 23, 24 anni e professionisti di 50, quindi anche dal punto di vista dell’esperienza e dell’età il corso era molto eterogeneo. Era bellissimo vedere anche i vari livelli di sensibilità progettuale applicati allo stesso brief.

E del vostro percorso di due anni qual è il progetto che vi rappresenta di più?

R: Credo che il final work è quello che mi rappresenta di più, ovvero il carnevale di Foiano legato alle Olimpiadi. Ho infatti portato un libro per il final legato alla tematica olimpica. C’ho investito molto tempo ed è quello dove ho dato tutto me stesso, sia per il fatto che era l’ultimo progetto sia perché lo IED da la possibilità di lavorare con enti e aziende reali. In questo caso il mio cliente era proprio uno dei carnevali più importanti d’Italia.
S: Anche per me credo il progetto per il final work, anche se l’esame del prof. Rovai, ovvero il festival di teatro di cui parlavo prima, mi ha insegnato tanto. Come dice Roberto, abbiamo avuto la possibilità di realizzare l’identità visiva di progetti reali poiché è proprio il valore aggiunto di IED e con il prof. Rovai abbiamo realizzato l’identità, il merchandising, il wayfinding e la pubblicazione di questo festival itinerante. Per lavorare meglio sul progetto abbiamo avuto la possibilità di ispezionare la location e gli spazi insieme al docente quindi abbiamo avuto modo di capire come opera un professionista sul campo. Sono stato molto soddisfatto.

In che modo questo corso ha inciso sul quotidiano? Dove siete riusciti ad apportare miglioramenti su ciò che sapevate già?

R: Nel software sicuramente, avendo approfondito anche la Creative Cloud di Adobe quindi Illustrator, Photoshop e InDesign. Nonostante fossero strumenti che utilizzavo tutti i giorni mi sono reso conto di conoscerli solo superficialmente. Ho preso coscienza anche sulla logica progettuale: come seguire un concept, come tirare fuori le linee guida e seguirle al meglio adattando tutto il progetto in maniera coerente. Rendere i progetti credibili e funzionali per il cliente.
S: Io invece mi sono appassionato a quello che è un mondo che conoscevo soltanto superficialmente occupandomi di tutt’altro. Mi sono addentrato in quella che è una professione meravigliosa, ed ho imparato ad amarla lavorando attivamente su dei progetti reali. Non avrei potuto chiedere di meglio.

E adesso che il percorso è finito, quali sono i vostri progetti futuri?

S: Sicuramente iniziare a lavorare in quello che è il campo della comunicazione, magari entrando a far parte di un team variegato, con varie figure professionali. Praticamente ritrovarmi in una nuova “classe”.
R: Per quanto mi riguarda invece continuerò a lavorare nel mio studio. Ma in futuro mi piacerebbe tantissimo entrare a far parte di un collettivo, quindi aprire un mio studio insieme a un gruppo di amici. Un collettivo multidisciplinare.

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