Ormai è da qualche tempo che gira in rete il logo di Rio, con pareri di persone di settore (e non) spesso contrastanti.
In un precedente articolo https://www.robadagrafici.net/logo-rio-2016-lhai-visto-lhai-guardato/ abbiamo presentato il logo, ma perché dico che è un design mal progettato?
Partiamo subito!

      ·         SFUMATURE
·         GIUNZIONI NELLA GRAFICA DELL’ABBRACCIO
·         DISEQUILIBRIO GEOMETRICO

            Chi è più avvezzo al logo design sa quanto sia sbagliato introdurre sfumature all’interno di un logo, poiché generano problematiche molto gravi in molti settori della stampa, aumentandone i costi e addirittura impossibilitandone l’utilizzo per tutte le varie declinazioni.

       Quando un logo funziona? Quando è possibile leggerlo e percepirlo in bianco e nero.

Questo logo in bianco e nero diventa illeggibile, pure coi gradienti (che nella stampa sono una delle cose più difficoltose da rendere).
I punti in cui le figure si toccano per “abbracciarsi” sono assolutamente sbagliati, per i motivi citati prima.
Ma cosa comporta un logo che funziona in bianco e nero? La non-necessità di generare un logo per ogni esigenza di stampa (aumento dei costi, del tempo, di tutto, una scelta assolutamente sbagliata di progettazione) come è stato effettivamente fatto. Il primo pensiero che ho avuto guardando per la prima volta questo logo è stato: “Questo logo non è declinabile, non è riproducibile per le magliette, le stampe, le comunicazioni web e tv. Finiranno col farne altri.” Difatti così è avvenuto per le comunicazioni video mandate in onda questi giorni sulla Rai, dove si può vedere una versione flat del logo assolutamente snaturato, privo di grazia, di senso, di quel “romanticismo” che caratterizzava il logo presentato e sfumato. Perché parlo di “romanticismo”? Il problema di base sta proprio nel concept: bella l’idea di cogliere le forme semplificate del caratteristico paesaggio brasiliano, ma assolutamente anomala è la resa di questo concept, con questo logo mal progettato con tante scuse di contorno (“Eh noi volevamo fare questo, e noi volevamo fare quest’altro, perché il nostro è un grande popolo, solare, allegro, ecc.”) che sembrano desunte da una poesia del 1800, più che da un logo design del nostro millennio, ancor peggio considerando che è un progetto con un alto budget di riferimento. Addirittura, in un certo punto, si inizia a parlare di un logo scultura. Ora tralasciamo il logo e ragioniamo su questo binomio: LOGO-SCULTURA.

Immaginate una qualsiasi cosa, una qualsiasi, con affiancata la parola “scultura”. Provate ad immaginare, in ordine: una sedia-scultura, una forchetta-scultura, un piatto-scultura.
Una sedia che non ti fa sedere, è una sedia? Una forchetta che non riesce a prendere il cibo che volete mangiare, è una forchetta? Un piatto che non accoglie il cibo è un piatto? No.

Quindi un concetto come “logo scultura” è assolutamente insensato, legato al mondo dell’arte e non a quello del design (che sono due cose distinte e separate). Ma c’è anche da dire che un logo ben fatto può essere reso in 2D come in 3D, senza aver bisogno di concepirlo come tale, ma solo prevedendone una sua declinazione in tal senso. Perché un design può definirsi “maturo” non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non v’è più nulla da togliere. Non faccio riferimento per forza di cose all’abusato “Less is more” (Mies Van Der Rohe ce ne scampi), ma proprio di quanto possa essere corretto un design progettato a modo. Ogni cosa nel design deve avere una funzione. Diciamo che un punto di partenza, prima di tutto, è proprio la funzione; inoltre è dovere del designer (grafico, di moda, del prodotto, dell’arredo, architetto e tutti i progettisti di qualsiasi tipo) sapere far dialogare l’estetica con la funzione, una visione (solitamente quella di un’azienda, ma non è detto) con l’utilizzo per cui quell’oggetto è nato. Un oggetto che non funziona, a che serve? Un oggetto con sola funzione è un attrezzo, uno strumento (di un cacciavite o di un chiodo non badiamo all’estetica), un oggetto di pura estetica è un’opera d’arte (in cui si ammira il punto di vista unico dell’artista), e ne fruiamo, ma non di più (oserei dire che nessuno vuole mangiare spaghetti sulla Pietà di Michelangelo, né appendere la giacca al Ratto di Proserpina di Bernini). Un oggetto di design è un equilibrio tra queste due componenti. Quindi, tornando al topic centrale, vi lascio con un quesito: un logo che non ha funzione di logo, cos’è?

 

 

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