Come si diventa disegnatore di caratteri tipografici? Intervista a Mario De Libero

Dal branding all'editoria, dal logo design alla comunicazione pubblicitaria, la scelta del carattere tipografico rappresenta un importante tassello che lega tono di voce e stile di comunicazione. Ne abbiamo parlato con Mario De Libero

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Per un Graphic Designer, avere a che fare con la tipografia è inevitabile. Oggi tutto quello che ha a che fare con il lavoro del grafico è influenzato dalle lettere, nello specifico da calligrafia, lettering e type design.

Dal branding all’editoria, dal logo design alla comunicazione pubblicitaria, la scelta del carattere tipografico rappresenta un importante tassello che lega tono di voce e stile di comunicazione. La scelta del carattere tipografico quindi rappresenta una parte fondamentale del processo creativo.

Una delle realtà tipografiche più vicine a noi RobaDaGrafici.net è sicuramente Zetafonts, fonderia tipografica digitale fiorentina. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Mario De Libero, disegnatore di caratteri digitali ed ex IED Alumni.

Ciao Mario! Parlaci un po’ di te.

Ho 23 anni e vengo da Livorno. Da ragazzo ho fatto il liceo artistico e successivamente ho deciso di continuare il mio percorso di studi facendo il corso triennale di comunicazione pubblicitaria proposto da IED Firenze. Attualmente vivo a Firenze e faccio parte del team di Zetafonts.

Che cosa ti ha spinto a fare una cambio di passo nel percorso intrapreso al liceo?

Diciamo che non mi sento di aver completamente stravolto il mio percorso. Una volta finito il liceo, dopo aver trattato per 5 anni l’arte nella sua classicità, mi sono chiesto in quale modo avrei potuto applicare le conoscenze apprese in un contesto in costante evoluzione come quello che stiamo vivendo oggi. Leggendo il piano di studi offerto da IED ho davvero avuto un’ottima impressione e quindi ho deciso di continuare il mio percorso con loro, con l’idea di riuscire a trasformare quello che avevo imparato in qualcosa di migliore e più contemporaneo.

Qual è stato il percorso per diventare un type designer?

All’inizio non pensavo che mi sarei ritrovato a fare il type designer, però diciamo che in parte il merito è anche di IED. Nel corso triennale in comunicazione pubblicitaria (sempre presso IED Firenze) il mondo della comunicazione viene trattato a tuttotondo; grazie a questa apertura verso più punti di vista uno studente riesce a prendere molta più consapevolezza del mondo che lo circonda. Personalmente già dopo il primo anno avevo intuito cosa faceva per me e cosa invece mi poteva interessare meno. Poi durante il secondo anno, grazie a Francesco Canovaro (socio fondatore di Zetafonts), ho scoperto il mondo del type design e sono rimasto talmente tanto affascinato da questa materia che già sul momento avevo deciso che avrei dovuto saperne molto di più.

Come sei entrato nel team di Zetafonts?

Mi sono solo fatto vedere pieno di entusiasmo e con tanta voglia di fare e di imparare.
Posso dire anche che ho avuto la fortuna di aver trovato delle persone uniche dentro il team, che fin da subito hanno cercato di farmi integrare e di insegnarmi nuove cose per potermi muovere con sempre più autonomia.

Abbiamo visto che di recente hai ottenuto un grande risultato, non è vero?

Sì, posso dire con orgoglio di essere uno dei vincitori della quarta edizione dell’Olivetti Design Contest “TYPE IT NOW!”. Un contest internazionale che ha coinvolto 23 istituti, università e accademie diverse e che ha visto partecipare più di 100 studenti con oltre 60 proposte di progetto.

In che cosa consisteva il bando lanciato da Olivetti? Quali erano le specifiche tecniche richieste?

Per la quarta edizione del contest Olivetti aveva chiesto un carattere tipografico che potesse essere protagonista del futuro e riferimento nel panorama del typing e che concorresse alla definizione dell’identità visiva Olivetti nell’ambito del Gruppo TIM.
Come richieste tecniche avevano esplicitato che:
Il carattere doveva essere in alfabeto latino, utilizzabile nella composizione di titoli e nel corpo del testo.
Doveva avere la massima leggibilità nella lettura continuativa nelle varie applicazioni su supporti digitali e tradizionali.
Erano esclusi caratteri calligrafici, di fantasia o monospaziati (con riferimento a quelli utilizzati nelle macchine da scrivere)

Adesso raccontaci del progetto che hai realizzato.

Il mio progetto, che ho deciso di chiamare Otello sans, è una famiglia di caratteri composta da 14 pesi che vuole fare riferimento allo spirito innovativo che da sempre ha contraddistinto Olivetti.
Il carattere Vuole citare l’antica tradizione tipografica italiana ma nonostante il rispetto per il passato, il progetto sfrutta i nuovi punti di vista nati nel mondo della tipografia per essere accattivante e moderno allo stesso tempo.
Il carattere tipografico è stato studiato per funzionare in contesti diversi, variando il peso e le proporzioni, mantenendo l’altezza dell’x-height generalmente elevata con forme che tendono ad ottimizzare le dimensioni dello spazio interno alle lettere.

Cos’è che rende interessante il font?

La particolarità della font sta nel suo cambiamento nella transizione che va da light a bold. Mentre i pesi leggeri si prestano molto bene alla scrittura di testi e alla loro lettura, i pesi in grassetto sono un’ottima scelta per scrivere un titolo di forte impatto.
La famiglia supporta script come: latino esteso, cirillico e greco dato che viviamo in un mondo che si sta sempre più spingendo verso l’inclusività e la valorizzazione del multiculturalismo.

Prima di entrare in Zetafonts, dove hai appreso le conoscenze per strutturare un carattere?

Inizialmente con il corso di Francesco, dove abbiamo prima realizzato un carattere tipografico da adattare al nostro personal branding e poi realizzato tutta l’identità, compreso sempre il carattere tipografico, per un borgo. Dopo aver fatto uno stage in Zetafonts ho deciso di specializzarmi nel corso Typography and Calligraphy – The Font Design in IED Firenze. Lì ho potuto approfondire le mie conoscenze realizzando un’intera famiglia tipografica, con annesso progetto di branding. È stata un’esperienza che non posso fare altro che consigliare!

Cosa vorresti consigliare a chi si vuole avvicinare al mondo della tipografia oggi?

Consiglio vivamente a tutti i designer di tentare un approccio con il mondo della tipografia.
Il bello di questa materia è che puoi comunicare a molti senza dire niente di esplicito, facendolo solamente tramite il design del carattere che hai progettato. Per me il type design non rappresenta solamente qualcosa di esteticamente accattivante ma un modo universale per comunicare con tante persone contemporaneamente; è la grande inclusività che rende meravigliosa questa materia, ed è proprio per questo motivo che secondo me vale la pena di conoscerla meglio.

Scopri di più sul corso di Specializzazione in Typography and Calligraphy di IED Firenze: https://bit.ly/33UEYLD

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