Stefan Sagmeister: Is it possible to touch somebody’s heart with graphic design?


Stefan Sagmeister, conosciuto per i suoi lavori eterodossi e provocatori che ingannano i sensi e calpestano sfacciatamente i tabù della cultura occidentale, è uno dei graphic designer più influenti del XXI secolo.

I suoi progetti spaziano dal design alla tipografia, dall’arte ambientale alle mostre concettuali, alterando le percezioni popolari e mettendo in dubbio il ruolo del designer nella società contemporanea. Le sue immagini disorientanti e gli aforismi auto-definenti ricordano i lavori di artiste americane come Jenny Holzer e Barbara Kruger.

Nato a Bregenz, in Austria, nel 1962, Sagmeister inizia la sua carriera di designer all’età di 15 anni scrivendo per Alphorn, una piccola rivista di sinistra, ma ben presto si accorge che lavorare sul layout è più piacevole che scrivere articoli. Studia grafica all’Università di Arti Applicate di Vienna e nel 1991 si trasferisce a Hong Kong per lavorare all’agenzia di design Leo Burnett. Nel 1993, al rientro dall’esperienza asiatica, dopo aver lavorato presso la M&Co. di Tibor Kalman, fonda un proprio studio a New York: Sagmeister Inc. Qui lavora con i Rolling Stones, Lou Reed, David Byrne, HBO, Time Warner e Guggenheim Museum. ID Magazine definisce così le copertine degli album dell’autore:

sono ciò che la poesia è in prosa: distillata, intensa, astuta, evocativa e assolutamente completa.

Le cover lasciano trasparire le personalità uniche degli artisti incarnati: l’abilità di Sagmeister è infatti quella di mixare materiali grafici, tecniche tipografiche e concetti eclettici come un DJ mixa i propri brani musicali.
Nel 2001 il suo lavoro è raccolto in un volume di Peter Hall, Sagmeister. Made You Look, una sorta di vocabolario di trucchi visivi e spiazzante semplicità.

Nel 2008 Sagmeister pubblica Things I Have Learned in my Life so Far, una collezione di aforismi e di arditi esperimenti grafici che dimostrano come il suo non-stile si risolva in una sorprendente soluzione visiva in grado di coinvolgere l’osservatore. In questo senso, Sagmeister opera con un approccio molto vicino alla sperimentazione artistica e, animato dall’interrogativo “Is it possible to touch somebody’s heart with graphic design?”, si adopera nel tentativo di riprodurre all’interno del graphic design le qualità proprie dell’arte, le sole in grado di scuotere ed emozionare. Nel suo poster più famoso, realizzato per una conferenza organizzata dall’AIGA a Detroit, Sagmeister cerca di trasmettere visivamente il dolore che accompagna la maggior parte dei suoi progetti di design. Il petto dell’autore viene inciso con un coltello X-Acto, per lasciare che una composizione tipografica possa essere letta direttamente sul suo corpo lasciando così trasparire le caratteristiche peculiari del suo lavoro: spirito sovversivo, ricerca dello shock estetico e distacco ironico; il tutto è compendiato nella formula “Style = Fart”, l’ennesima provocazione messa in atto per sottolineare i rischi della (fin troppo diffusa) celebrazione dell’aspetto formale a scapito del contenuto progettuale. Il poster di Sagmeister rappresenta perfettamente il suo stile: singolare e umoristico contemporaneamente, espressione della sua capacità di elaborare un concetto e di eseguirlo con una tecnica semplice, diretta e dirompente.

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Michele is not a Superhero, but every night he turn into a Designer. Martina is a museum nerd.


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