Paul Rand. “Il marchio di Chanel profuma esattamente come il profumo che rappresenta: sintesi di forma e contenuto”.


“Il design è il metodo per mettere insieme forme e contenuti. Il design, proprio come l’arte, ha più definizioni, non esiste una singola definizione. Il design può essere arte. Il design può essere estetica. Il design è così semplice, per questo è così complicato.”

Peretz Rosenbaum, conosciuto come Paul Rand,  è uno dei designer più influenti del Novecento. Specializzato nella progettazione di corporate identity, nasconde nel suo pseudonimo, costruito “con quattro lettere qui e quattro lettere là” come afferma egli stesso, la sua origine ebraica. Un paradosso nella carriera dell’autore che passa da una cultura iconoclasta, che vieta l’adorazione di immagini figurative come idoli, ad essere il creatore di icone e marchi venerati ancora oggi nel tempio del capitalismo globale.

Dal 1930 al 1932 studia al Pratt Institute e alla Parsons School of Design di New York. Nel 1933 frequenta un corso di disegno all’Art Students League con Georg Grosz. La sua formazione però non si limita all’esclusivo studio accademico, è infatti grazie alla lettura di libri e riviste del calibro di Gebrauchsgraphik che si avvicina al modernismo europeo. È proprio dalle influenze artistiche provenienti dal vecchio continente che Paul Rand inizia a ricercare collegamenti tra significati e significanti del processo creativo applicandoli all’attività progettuale. In A Designer’s Art, l’autore spiega infatti qual è il problema dell’artista:

“Dall’impressionismo alla pop art, il luogo comune e anche il fumetto sono diventati ingredienti per il calderone dell’artista. Quello che Cezanne ha fatto con le mele, Picasso con le chitarre, Leger con le macchine, Schwitters con la spazzatura e Duchamp con gli urinali chiarisce che la rivelazione non dipende da concetti grandiosi. Il problema dell’artista è quello di [defamiliarize the ordinary] rendere straordinario quello che usualmente è ordinario”.

Il disegno grafico ed editoriale di Paul Rand si presenta così frutto di un duplice approccio: funzionale e sistematico e, al contempo, marcatamente espressivo. Un’influenza esplicitata in particolar modo nei suoi lavori degli anni ’30 e ’40 per le riviste“Apparel Arts”, “Esquire”e “Direction”.
Negli anni Cinquanta inizia a progettare marchi e sistemi di corporate identity, spostando la sua attenzione dalla grafica pubblicitaria alla progettazione aziendale. Sono gli anni di IBM, Westinghouse Electric Company, Cummins, Ups, ABC Televi- sion, NeXT, Ussb.
Tra questi ritroviamo uno dei lavori più noti e riconoscibili di Paul Rand: il logotipo IBM (International Business Machine). Un progetto semplice e accattivante, in grado di esprimere i valori IBM: qualità, affidabilità e tecnologia. In primo luogo Rand sostituisce il carattere utilizzato, il Beton Bold, con il City Medium, ben più solido e compatto. Successivamente, nel 1956, il vecchio logotipo-acronimo IBM viene ripreso e declinato in quattro versioni: una piena e tre contornate con tratto di spessore diverso; nell’idea di progettazione non vengono inoltre tralasciate le differenti condizioni applicative (di dimensione e supporto). Nel 1962 il logotipo viene ulteriormente contrassegnato da una successione di strisce orizzontali: «le strisce sovrapposte al gruppo di lettere tendono a legarle visivamente» spiega Paul Rand, suggerendo velocità e dinamismo. Nel 1981 Rand disegna un manifesto-rebus “Eye-Bee-M”, nel quale IBM viene tradotto visivo-foneticamente: “ai” sta per “eye” (occhio), “bi” per “bee” (ape), mentre la lettera “M” rimane uguale assicurando la riconoscibilità del logotipo.


I loghi di Paul Rand sono opere grafiche che permangono nel tempo grazie alla loro capacità di mantenere intatta l’identità aziendale anche dopo essere state sfocate e mutilate: un elemento fondamentale ribadito dallo stesso autore nel saggio del 1947 Thoughts on Design, caposaldo della letteratura di settore.

Questo articolo fa parte della collection Designer Anthology: www.robadagrafici.net/designer-anthology/
Abbiamo già parlato di Paul Rand, approfondisci di più qui: Paul Rand – Loghi che rimangono nel tempo

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M&M Michele e Martina

Michele isn’t a Superhero, but every night turn himself into a Designer. Instead, Martina is a digital museum addicted.

Paul Rand. “Il marchio di Chanel profuma esattamente come il profumo che rappresenta: sintesi di forma e contenuto”.