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Nel 1977 viene registrato il primo disco punk nella storia della musica, “Damned Damned Damned” dei Damned, e il punk rock comincia ad affermarsi come moda nella società Inglese impregnata delle politiche oppressive e liberali del governo Thatcher. A risentire degli influssi culturali anticonformisti e underground del punk londinese (come accade a Peter Saville a Manchester) è Neville Brody. Progettista di logotipi, art director e ideatore di numerosi caratteri digitali, Brody è considerato uno tra i graphic designer più influenti degli anni Ottanta.
Studia pittura all’Hornsey College di Londra e dal 1976 al 1979 frequenta un corso di graphic design al London College of Printing, dove si laurea con una tesi basata sul confronto tra Dadaismo e Pop Art. I suoi primi lavori comprendono copertine di dischi per Rocking Russian e le etichette indipendenti Stiff e Fetish Records. Nel 1981 fonda la rivista “The Face” (1981-1986), considerata “la bibbia della moda”, che gli procura fama internazionale e in cui è libero di sperimentare uno stile unico, audace e trasgressivo: il “noisy graphics”. Brody sconvolge totalmente le regole ferree della tipografia, esplorando le infinite possibilità comunicative: modifica i caratteri, combinandoli con icone e segni grafici, con l’intento di produrre una risposta emotiva allo spettatore. Dopo aver progettato diversi caratteri digitali di grande successo, nel 1990 fonda “Fuse”, una rivista interattivamente pensata per lo schermo.

Lo stile brodyano, infarcito di riferimenti punk, è ispirato fortemente alle ideologie rivoluzionarie delle avanguardie storiche e delle post avanguardie. Secondo Brody, le tradizioni tipografiche tendono ad annoiare, sono statiche e ingessate, mentre la comunicazione dovrebbe essere viva, presente e contemporanea, riuscendo a interessare suggestionando. Lettere e parole, quindi, necessitano di liberarsi dalla loro consolidata e asettica dimensione alfabetica per assumere nuove sagome comunicative fortemente espressive. Il carattere Blur (1992) ne è un esempio: le sue forme fluide corrispondono alla liquidità del supporto in cui esso è raffigurato: lo schermo. È infatti necessario considerare l’importanza che la rivoluzione digitale e l’ingresso del Macintosh Computer ha avuto nella storia del graphic design, permettendo sperimentazioni tipografiche sempre più complesse. Blur è simile a un carattere tipografico che è stato riprodotto a basso costo su una macchina Xerox, degenerata attraverso la sua riproduzione digitale. Le curve morbide che lo definisco, estranee alla tradizione tipografica, tendono a lasciar cogliere en passant un’immagine, un’appena accennata espressione figurativa. Così, se da una parte non vi è traccia della perfezione del dettaglio tipografico che si può trovare in un Garamond, dall’altra il carattere di Brody allude alla velocità con cui le informazioni si configurano sul monitor o con la quale le immagini si susseguono sullo schermo: un breve lasso di tempo in cui la focalizzazione del dettaglio deve necessariamente lasciare spazio alla percezione dell’immagine in movimento.


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Michele is not a Superhero, but every night he turn into a Designer. Martina is a museum nerd.