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Ikko Tanaka è uno dei graphic designer giapponesi più noti a livello internazionale. Grazie al suo stile unico è infatti riuscito a raggiungere valori estetici universali trascendendo le differenze culturali tra Occidente e Oriente.

Tanaka nasce nel 1930 a Nara, regione del Kansai fortemente legata all’antica tradizione culturale nipponica, che comporterà un peso determinante nel lavoro dell’autore. Tanaka si diploma all’Accademia di Belle Arti di Kyoto nel 1950 e, nello stesso anno, inizia a lavorare come designer tessile per la Kanegafuchi Spinning Mills. Così come accade per le tradizioni culturali del Giappone anche l’arte tessile tradizionale influisce sulle sperimentazioni tipografiche e sulle tecniche grafiche usate per elaborazione del proprio linguaggio visivo.

Nel 1954 comincia la sua attività di graphic designer, esordendo con uno straordinario manifesto per il teatro Kanze Noh di Osaka. E nel 1960 inizia a lavorare come art director per la Nippon Design Centre di Tokyo. Nel 1963, insieme ad altri designer, lascia l’organizzazione per fondare il Tanaka Ikko Design Studio, la propria agenzia di progettazione grafica. Tra i lavori di Ikko Tanaka è indubbio ricordare i progetti per le Olimpiadi del’64 a Tokyo, il design grafico dei simboli per l’Expo di Osaka ’70 e di Tokyo ’96. La campagna ambientale per l’Asahi Journal e la collaborazione con gli stilisti Hanae Mori, Kenzo e Issey Miyake.

L’opera di Tanaka è un valido esempio di come si possano coniugare perfettamente tradizione e modernità: uno stile unico denso di tradizione nazionale, ricco di colore e di luce, ampiamente compreso dal pubblico internazionale. Nei lavori di Tanaka è infatti possibile rintracciare la lezione del Bauhaus, reinterpreta perfettamente mediante le modalità espressive tipiche dell’arte orientale. In questi termini i lavori più rappresentativi dello stile dell’autore consistono in ritratti astratti realizzati con piani di colori (caldi e freddi) disposti all’interno di una griglia (di derivazione svizzera), organizzata in modo da riprodurre i tratti del viso. Tra questi un esempio famosissimo è senz’altro il manifesto Nihon Buyo, realizzato nel 1981, in occasione del tour americano dell’Asian Performing Art Institute. Qui, Tanaka ricostruisce, mediante stilizzazione, il ritratto di una geisha: figure geometriche, per esattezza quadrati e rettangoli, compongono il volto, le spalle e i capelli della donna. Il lavoro di rielaborazione avviene secondo modalità assibilabili al gioco rompicapo tangram. Il cerchio, disposto lungo la diagonale sinistra, è utilizzato per ammorbidire la figura e rendere meno spigolosa la bocca, gli occhi e per arricchire l’acconciatura.

Oggi i lavori di Ikko Tanaka, grazie al loro valore universale che trascende da un orientamento temporale e spaziale, sono esposti nelle collezioni permanenti del MoMA di New York e dello Stedelijk Museum di Amsterdam.

 


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Michele is not a Superhero, but every night he turn into a Designer. Martina is a museum nerd.