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Albe Steiner, uno dei padri del graphic design italiano, fu convinto sostenitore della necessità di una relazione tra arte, impegno politico e sociale. Il suo lavoro, chiaro e semplice, si pone l’obiettivo di raggiungere nella composizione grafica un equilibrio che faciliti la lettura e la comprensione del messaggio scritto.

Diplomatosi in ragioneria, dopo la morte del padre comincia a dedicarsi al graphic design, in questo periodo Steiner verrà profondamente influenzato dal Costruttivismo sovietico (El Lisitzkij), dai processi grafici del Bauhaus e dalle opere degli astrattisti italiani del primo Novecento come Soldati e Fontana. Collabora con lo Studio Boggeri ed esordisce nel mondo della grafica nel  1933 con il pieghevole del motociclo 175 dell’azienda Atala. Nel 1939 fonda, con la moglie Lica, lo studio LAS (Licalbe Steiner, testimonianza di un rapporto indissolubile sia nella  vita privata sia in quella professionale. Il lavoro dei due designer e più in generale dello studio ha contribuito in modo sostanziale al rinnovamento della grafica e della comunicazione nel secondo Dopoguerra italiano).

Dopo liberazione d’Italia, lavora come graphic designer nella redazione de “Il Politecnico”, rivista Einaudi diretta da Elio Vittorini. Le innovative scelte grafiche proposte dall’autore offrono un nuovo rapporto fra testi e immagini:

 “L’alternanza dei ‘rossi’ e dei ‘neri’, il richiamo a certe soluzioni delle avanguardie russe post-rivoluzionarie, l’uso di fotografie per raccontare delle storie, l’apertura ai fumetti, si basavano su una feconda intuizione delle possibilità di impiego offerte dai materiali figurativi. Vittorini assecondò la sensibilità di Steiner con il talento del giornalista che era in lui… Di fatto, la grafica del ‘Politecnico’ fece scuola, e non vi fu giornale progressista apparso sulla sua scia che non si misurasse con quella impostazione” 

Nel 1946 si trasferisce con la famiglia in Messico, dove collabora insieme a Diego Rivera alla campagna nazionale di alfabetizzazione con la creazione di opere grafiche ispirate alla vita politica e sociale del paese e destinate all’informazione e all’educazione del popolo.

Tornato in Italia nel 1948, collabora con importanti case editrici italiane come Feltrinelli, Einaudi e Zanichelli, lavora per molti dei giornali italiani di sinistra tra i quali l’Unità e Movimento operaio e per alcune aziende del calibro di Pirelli e Olivetti.

Il maggior interesse di Steiner è comunque rivolto all’editoria libraria. Secondo l’autore infatti il grafico occupa un ruolo rilevante nel processo di produzione del libro: svolgendo un crocevia di operazioni e di esigenze diverse, tra gli autori, gli illustratori, i direttori editoriali e i redattori da una parte, gli uffici di produzione, i tipografi, gli zincografi e i legatori dall’altra.

Tra i lavori più noti di Steiner è indubbiamente necessario annoverare il marchio realizzato per il premio Compasso D’Oro nel 1954. Il riconoscimento nasce da un’idea di Gio Ponti, per premiare il miglior progetto di design italiano, che proprio in quegli anni comincia a gettare le basi per il suo successo internazionale. Il marchio appartiene inizialmente a La Rinascente (per la quale Steiner lavora come art director curandone gli allestimenti dal 1950). Come sempre, il lavoro di Steiner è essenziale, sintetico, geometrico e privo di decorazioni: la silhouette di un compasso non perfettamente definito nei suoi elementi strutturali, ricorda sia i compassi di fine Ottocento sia i moderni balaustroni. Per la progettazione del marchio Steiner si basa sulla sezione aurea, a dimostrazione del suo estremo rigore e della sua grande precisione. La prima versione del Compasso d’Oro comprende vicino all’asta sinistra il logotipo della Rinascente (disegnato da Max Huber nel 1950). Oggi il marchio appartiene all’ADI (Associazione per il Disegno Industriale).


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Michele is not a Superhero, but every night he turn into a Designer. Martina is a museum nerd.